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Il Museo e Parco archeologico di Monasterace raccontati dall’archeologo Francesco Cuteri

by Mimì

In molti pensano che la Calabria sia una meta adatta solo per le vacanze estive e balneari mentre, visto il territorio prevalentemente montuoso costellato da innumerevoli Borghi di grande pregio storico-artistico e la grande ricchezza del suo patrimonio culturale e archeologico, questa Regione è una meta per tutti i  periodi dell’anno! Un valido esempio per tutto ciò, lo potete trarre nel visitare l’antica Kaulonia e il suo magnifico Museo e Parco Archeologico di Monasterace Marina!

Qui, dove la storia, i miti e le leggende si mescolano fra loro e fanno parte del vissuto e delle tradizioni millenarie delle genti del posto, qui dove la natura colora e profuma le zone rivierasche della Costa dei Gelsomini e i contrafforti del Parco Nazionale dell’Aspromonte, qui, gli antichi mosaici scoperti non molto tempo fa dall’archeologo Francesco Cuteri, ci parlano di Draghi, di Delfini ed d’ippocampi, in  una metafora delle vita che va interpretata e scoperta in punte di piedi!

Per questo motivo ho pensato di farvi conoscere il Museo e il Parco Archeologico di Monasterace, dalla “viva voce” dell’archeologo Prof. Francesco Cuteri, scopritore della Sala dei mosaici e di molto altro ancora,  in questo splendido sito archeologico che sembra quasi tuffarsi nel blu del vicino mar Jonio!

Conosciamolo meglio per conoscere meglio il suo essere archeologo a 360°! Seguitemi …

Professor Archeologo Francesco Cuteri

Un Francesco Cuteri sognante in questa immagine!


dal faro di Punta Stilo di una parte del Museo e parco Archeologico di monasterace

Vista dal faro di Punta Stilo di una parte dell’area di scavo

L’archeologo Prof. Francesco Cuteri ci racconta il

Museo, il Parco archeologico di Monasterace Marina e oltre …

 

La Calabria è la terra del possibile e dell’impossibile.”

–  Cit. by Francesco Cuteri –

 

Buongiorno Prof. Francesco Cuteri!

I calabresi e i conoscitori del mondo dell’archeologia la conoscono bene. Per molti è un po’ il Padre dei mosaici scoperti a Monasterace Marina alcuni anni fa! Per chi invece non la conosce, vuole presentarsi brevemente, prima di entrare nel vivo dell’intervista?
Chi è Francesco Cuteri, uomo ed archeologo in Calabria e figlio di questa terra?

Sono nato a Catanzaro nel 1963 ed ho svolto tutto il mio percorso di studi in Toscana: la laurea a Siena, il perfezionamento in archeologia a Firenze, il dottorato di ricerche sempre in archeologia a Pisa.
Mi sono laureato in Archeologia Medievale; infatti mi è bastata la prima lezione in tale materia con il prof. Riccardo Francovich per capire “cosa avrei fatto da grande”. Quell’incontro è stato determinante e da Riccardo ho avuto solo doni. Ma fondamentale è stato tutto il clima universitario senese ed il bellissimo rapporto fra docenti e studenti.

Poi il ritorno in Calabria, dopo un decennio trascorso in Toscana, fra Siena e la Maremma, con tante ricerche sul campo. Anche in Calabria ho continuato a Scavare in tanti luoghi: Crotone, Santa Severina, Tropea, Stilo, Monasterace, Mileto, Reggio Calabria, Oppido e per 11 anni ho insegnato Archeologia Medievale all’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Oggi insegno Beni Culturali e Ambientali all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, una nuova sfida.

 

Archeologia: passione e lavoro.

L’archeologia è prima di tutto una passione sbocciata in terza elementare. Sbocciata vuol dire che esisteva già. Ma è soprattutto in quarta elementare che si è definitivamente consolidata quando, sfogliando il Sussidiario, rimasi colpito da un bel disegno che riproponeva il momento della sepoltura di Alarico.

L’archeologia è anche un lavoro difficile, che richiede metodo, costanza, intuizione, sacrifici. Ma l’amore per il proprio mestiere permette di saltare molti ostacoli, anche se bisogna essere ben allenati.

È comunque un percorso sempre più difficile da fare e sono accanto ai più giovani per le gravi difficoltà del momento. Si riesce oggi a fare archeologia solo con le bombole di ossigeno. A volte gli spazi mancano come l’aria; altre volte l’aria è irrespirabile.

 

Foto Aerea sul faro di Punta Stilo e Parco Archeologico di Monasterace

Foto Aerea sul faro di Punta Stilo e Parco Archeologico

 

Mosaico draghi e delfini nel Parco Archeologico di Monsterace

Draghi e Delfini

 

Prof. Cuteri, a suo parere, c’è differenza fra “fare l’archeologo” in un sito italiano e in uno fuori dall’Italia? Se sì, quali sono le differenze sostanziali?

Fare l’archeologo, o meglio essere archeologo, è una scelta di vita e in teoria non dovrebbero esserci tante differenze.

In teoria, perché invece la differenza è stata ben costruita, giorno dopo giorno, provvedimento dopo provvedimento, ed oggi fare archeologia in Italia è quasi impossibile: sia per i funzionari statali, che sono costretti quasi unicamente ad operare fra le carte (naturalmente non quelle antiche), sia per gli universitari che devono muoversi fra estenuanti burocrazie. 

Per i liberi ricercatori, non esiste più invece possibilità di lavoro, se non quella di stare dietro alle ruspe ed alle imprese insofferenti nei cantieri di archeologia preventiva, legati alla realizzazione di opere pubbliche.

Anche per gli studenti universitari, tranne pochi casi, è venuta meno la possibilità di fare cantieri formativi, che sono spesso riservati a pochi privilegiati.
Dei concorsi universitari non voglio invece parlarne: le ferite sono ancora profonde e il dolore non copre il senso di nausea.

Sorrido comunque e guardo avanti, soprattutto pensando alla mia terra e ai miei figli.
In ogni caso all’estero esistono più opportunità. Ci si crede maggiormente e s’investe di più nel settore.

 Faro Punta Stilo spuntidiviaggio

E intanto il Faro Punta Stilo veglia sul sito!

Archeologia fra condivisione e comunicazione.

Condivisione e comunicazione sono temi importanti, che si affacciano prepotentemente anche alle porte degli archeologi. Bussano con insistenza e la porta non la si può tenere socchiusa.

Ognuno di noi è chiamato a comunicare in maniera più immediata e più semplice ciò che attiene alla propria attività; e la condivisione ha un ruolo straordinario perché può aiutare a far crescere i cittadini, a sensibilizzarli maggiormente, ad avvicinarli sempre in maniera corretta, scientifica, alle tante scoperte, al patrimonio archeologico e al suo significato.

Anche la mia vita è cambiata con i social: mi hanno permesso di avvicinarmi enormemente alle persone raccontando le mie ricerche, i miei viaggi, le mie scoperte, le mie denunzie.

Condividere mi ha fatto crescere e riflette, e so bene quando è il momento di allentare, rendere più blando, fluido, incostante il racconto.

 

Prof. Cuteri, a suo avviso quanto è importante invece la comunicazione, nell’ambito della diffusione e della condivisione del lavoro di un archeologo?

L’impressione che si ha guardandosi intorno, è che l’archeologia sia cosa semplice, che tutti la possono fare, che in fondo basta avere un po’ di fortuna per fare qualche bella scoperta. Non è così. Non è per niente così!

Ed è difficilissimo incontrare un archeologo che si improvvisi esperto in qualche altro mestiere. E allora la comunicazione serva anche a questo. Non solo a raccontare del passato e dell’importanza di conoscere, tutelare e valorizzare il passato stesso, ma anche a far capire che l’archeologia non è improvvisazione e che non basta dire:“anche io avrei voluto fare l’archeologo” ma poi ho fatto: a) l’avvocato, b) il notaio, c) il medico, d) il carpentiere, ecc. .

Ecco, il punto è proprio questo. L’amore per l’archeologia è cosa meravigliosa ed è giusto che appartenga a tutti.

Ma tra “sono archeologo” e “avrei voluto” ci sono anni e anni di studi specialistico e di acquisizione di specifiche competenze.

Tornando al discorso iniziale vorrei aggiungere che oggi, non possiamo fare a meno di comunicare e che, ai percorsi di edizione scientifici, devono essere affiancati quelli divulgativi.

Quando mi rivolgo ai bambini, ad esempio, sono felicissimo e mi rendo conto della grande importanza del comunicare/divulgare.

Nicolò. piccoli archeologi crescono, sulle orme del padre, Francesco Cuteri

Nicolò. piccoli archeologi crescono, sulle orme del padre, Francesco Cuteri

Fasi di scavo sito Parco Archeologico di Monasterace

Fasi di scavo


 

“Sul campo”, quanto la tecnologia oggi supporta il lavoro dell’archeologo?
Moltissimo! La tecnologia ci supporta sia nella fase di individuazione delle strutture sepolte, che nella fase di elaborazione dei dati, nella definizione dei rilievi, nelle ricostruzioni, nelle catalogazioni, nell’analisi dei materiali ed anche nella divulgazione. Anche in questo caso si tratta di applicazioni che richiedono competenze molto specifiche.

 

A che punto del suo percorso da archeologo ha deciso di occuparsi del periodo Magno Greco, oltre che di quello medievale?
Devo dire che ho iniziato a deglutire qualche pillolina di Magna Grecia già lavorando a Crotone, nello scavo del Castello ed in altri cantieri urbani.

Poi nel 1994, la straordinaria esperienza di scavo nell’area sacra di Capo Colonna, fra le rovine del tempio di Hera Lacinia e le strutture annesse. La luce di novembre di quell’anno non posso dimenticarla, così come non posso dimenticare la luce degli altissimi falò sulla spiaggia di Crotone, nella notte di Santa Lucia!

L’esperienza di scavo a Capo Colonna è stata veramente meravigliosa e molti ricordi sono ancora fissati nelle mie diapositive a 64 ASA, che conservano la sacralità di quella ricerca.

Poi lo sbarco a Monasterace, altro centro acheo, tra i resti dell’antica Kaulonia. Da Monasterace non sono più andato via. E non potrei farlo!

 

scavo nel sito archeologico dell'antica Kaulon Museo e Parco Archeologico di Monasterace

Fasi di scavo nel sito archeologico dell’antica Kaulon

 

 Mosaico della "Sala dei Draghi, Delfini e Ippocampo",a Monasterace Marina

Il Mosaico della “Sala dei Draghi, Delfini e Ippocampo”, dopo i restauri

Particolare del Mosaico nella Casa del Drago Parco archeologico di Monasterace

Particolare del Mosaico nella Casa del Drago


 

Monasterace, Kaulonia, Castelvetere e Caulonia – Molti  dei  lettori non calabresi, vanno in confusione: vuole spiegarci  brevemente con quali paesi si identificano queste località?

Prima degli scavi dell’archeologo Paolo Orsi, quelli della fine dell’Ottocento e dei primi del Novecento, la polis di Kaulonia, e dunque la colonia achea, non era stata ancora identificata.

Fu lui a stabilire, con memorabili campagne di scavo, che la città poteva essere localizzata proprio a Punta Stilo.

Poco più a sud intanto, nei pressi del corso dell’Allaro, vi erano stati alcuni ritrovamenti, anche di matrice sacra, che avevano fatto ritenere ad alcuni studiosi che l’antica città posta fra Crotone e Locri dovesse essere localizzata proprio lì.

E così il nome del centro di origine bizantina arroccato sulle retrostanti alture, Castelvetere, vide il suo nome trasformato in Caulonia. Ciò ha generato e genera ancora tanta confusione. Risulta chiaro in ogni caso, che l’antica città è localizzata proprio dove Orsi l’ha scoperta: nel comune di Monasterace e più precisamente alla sua Marina.

 

Prof. Cuteri, può raccontarci in breve, la storia delle sue campagne di scavo nel sito di Monasterace Marina e quali sono stati i momenti più emozionanti che qui lei ha vissuto?

Dopo gli scavi di Orsi, a Monasterace hanno lavorato in tanti. Prima fra gli anni Cinquanta e Sessanta e poi negli anni Ottanta e fino ai giorni nostri.

Molte ricerche sono state concentrate nell’area del Tempio Dorico, ma nel tempo altre sono state intraprese, attraverso l’attività di ricerca promossa dalla Soprintendenza Archeologica (in particolar modo da Maria Teresa Iannelli), oltre a quelle di parecchie Università (Scuola Normale Superiore di Pisa, Università di Firenze, Università Mediterranea di Reggio Calabria, Università della Calabria, Università di Mainz).

Io sono arrivato a Monasterace alla fine degli anni Novanta per eseguire dei sondaggi necessari alla prima realizzazione del Parco Archeologico.

Nel corso di questi scavi, con un sondaggio, il numero cinque, lo ricordo ancora bene, ritrovai dei muri che mi spinsero ad approfondire le ricerche in quell’area. Area che battezzai Casa Matta.

Nel corso degli anni successivi ha preso forma l’intera struttura e si è capito di essere in presenza di un monumentale edificio termale di IV secolo.
L’unico finora rinvenuto in Calabria, visto che gli altri si trovano a Velia, Gela e Morgantina.

 

Nel 2012, infine, proprio l’ultimo giorno di scavo, la straordinaria scoperta del mosaico raffigurante i draghi, i delfini e l’ippocampo. Mosaico che è stato portato interamente alla luce nell’anno successivo e restaurato nel 2014.”

 

Si tratta del più grande mosaico finora rinvenuto in Magna Grecia, del più antico (fine IV sec. a.C.), ed anche il più articolato nella composizione decorativa.

 

Un ritrovamento che ha cambiato, ulteriormente, il mio modo di vedere l’archeologia. Scherzando, ma non troppo, mi definisco uno studioso  dell’archeologia dell’anima. Mi definisco anche, sempre scherzosamente, “archeologo scalzo”.

 

Camminare scalzo sul mosaico è esperienza straordinaria, ma il termine vuole ricordare anche quei medici che nelle grandi distanze della Cina, si muovevano scalzi per raggiungere in ogni luogo quanti fossero bisognosi di cure. Mi piace andare incontro alle persone e nello specifico, a quelle persone e a quelle comunità che hanno a cuore il proprio patrimonio culturale.

 

L'"archeologo scalzo" nel Museo e Parco Archeologico di Monasterace,

L'”archeologo scalzo” nel Parco Archeologico di Monasterace, racconta …


Il Museo e il Parco archeologico di Monasterace

raccontati dal Professor Cuteri

 

Prof. Cuteri, se dovesse fare da guida a dai viaggiatori che giungono qui per la prima volta, cosa racconterebbe durante questa visita?
Veniamo con lei virtualmente a visitare il Museo e il magnifico Parco Archeologico di Monasterace Marina

Partirei dal Museo naturalmente. Piccolo, ma di grande spessore, intenso direi!
Con alcune cose veramente straordinarie, come la tabella bronzea di V secolo, rinvenuta nell’area sacra, che ricorda la presenza dell’agorà e i nomi di alcune divinità venerate a Kaulonia, come le vasche in terracotta trovate nelle terme ellenistiche che servivano al bagno individuale, come i kadoi, i vasi che servivano a trasportare la buonissima pece del Bruzio, fra le migliori dell’antichità.

C’è poi da visitare la Casa del Drago, il luogo dove è avvenuto il ritrovamento del mosaico del Drago, ora esposto nel Museo Archeologico di Monasterace, straordinaria opera della seconda metà del III secolo a.C. . Nella Casa del Drago potrete ammirare ancora, un pavimento a mosaico, con cornice a onde marine.

Dalla Casa del Drago, proseguirei poi per l’area di San Marco, dove sono state portate alla luce le più vecchiee abitazioni dell’antica città, nonchè la stazione di sosta, la statio di Stilida o Caulona, risalente all’età romana. 

La passeggiata continua poi con l’area delle terme ellenistiche e con la visita al basamento del tempio dorico, importante testimonianza di architettura di V sec. a.C e memoria viva dell’attività svolta qui da Paolo Orsi.

 

Foto-gallery con alcuni reperti archeologici che potrete vedere nel Museo e nel Parco Archeologico di Monasterace

(fonte: sito web del Museo)

Prof. Cuteri, ci può parlare dei mosaici da lei rinvenuti  in quella  che lei stesso ha definito la “Sala dei Draghi, dei Delfini e dell’Ippocampo” e cosa rappresentavano/simboleggiavano, al tempo?

I mosaici occupano la parte centrale del balineon, il bagno termale di età ellenistica.
Si accedeva a questa sala attraverso un percorso molto particolare che prevedeva l’attraversamento di uno stretto corridoio, poi la sosta in una sala di condivisione, il passaggio in una sala di pre-purificazione ed infine, l’accesso nella sala dei mosaici dove era presente una piscina stretta e lunga, che serviva per il bagno collettivo.

L’ambiente è quello che noi oggi definiremmo sauna: dopo l’immersione ci si sedeva sulle panche e si iniziava a conversare in un ambiente buio, pieno di vapore, e con il soffitto composto da una volte a botte costolata completamente dipinto di rosso.

L’ambiente riproponeva simbolicamente l’edificio di Nekromanteion, la località d’Epiro dove i Greci collocavano l’ingresso dell’Acheronte, il regno dei morti.

I mosaici, a questi aristocratici signori dell’antica Kaulonia, indicavano un percorso e più riflessioni

  • Il drago garantiva l’assenza del male e dunque il fatto che in quell’ambiente e lungo il percorso che di andava ad intraprendere fosse presente solo il bene;
  • Il delfino, sacro ad Apollo e a Dioniso, si mostrava quale compagno di viaggio ideale per affrontare tutte le traversate delle vita e ancora oltre;
  • L’ippocampo consentiva all’anima, con l’apertura della gabbia rappresentata dal corpo umano, di volare libera verso l’altrove, verso l’infinito.

Come dico spesso, si andava in questa sala non solo per purificare il corpo ma soprattutto per purificare l’anima.

Area di scavo davanti al Faro di Punta Stilo a monasterace

Area di scavo davanti al Faro di Punta Stilo


Dai comunicati Stampa che in questi giorni si stanno susseguendo, leggiamo che dal 3 al 16 agosto prossimo, a Monasterace Marina “si terrà l’inaugurazione dell’esposizione temporanea del Mosaico dei Draghi, Delfini, Ippocampi nel mare di Kaulonìa”.

Dopo l’inaugurazione ufficiale del 3 agosto, fatta dal Polo Museale di Calabria, con la partecipazione della cooperativa Vivi Kaulon, fatta da giovani di Monasterace che hanno preso in gestione il Museo e il Parco archeologico di Monasterace, è stata fatta una prima visita guidata giorno 4  Agosto che ho curato personalmente.

 

Oltre a ciò, sempre nella locandina dell’Evento che sotto potete vedere, si legge che:  “Nelle giornate del 4, 9, 11, 14, 16 agosto si organizzeranno visite guidate, su prenotazione, insieme all’archeologo Francesco Cuteri.”
Può brevemente anticiparci qualcosa sui contenuti di queste visite?

Ci saranno altre visite nei prossimi giorni e per me, è sempre una gioia immensa poter raccontare l’emozione di questa scoperta straordinaria e la grande attualità del messaggio che quei “mostri”, con incanto, ci porgono.
Quanto ci raccontano, dovrebbe essere fatto conoscere a giovani e meno giovani, con un messaggio portato anche direttamente nelle scuole della regione.

 

Le due locandine dell’Esposizione straordinaria del Mosaico Pavimentale e delle visite al Museo e Parco Archeologico di Monasterace Marina

Museo e Parco archeologico di Monasterace locandina Evento

 

Museo e Parco archeologico di Monasterace locandina visite con l'archeologo prof. Francesco Cuteri


 

Professor Cuteri, un’ultima domanda, molto importante non solo per Monasterace.

Il Turismo Archeologico e Culturale, insieme a quello a vocazione Naturalistica e delle tipicità Eno-gastronomiche, dovrebbero diventare il passaporto della Calabria nel Mondo! Qualcosa si muove, al momento soprattutto fra i Volontari, l’Associazionismo locale e a tanta gente di buona volontà … Lei cosa ne pensa e quale messaggio lancerebbe a tutti i Viaggiatori nel mondo per convincerli definitivamente a venire in Calabria?

Lo dico sempre e lo dico anche adesso: “La Calabria è la terra del possibile e dell’impossibile.”

Non si viene in Calabria per cercare una bellezza generica, ma per cercare la Bellezza.
Bellezza che non è solo un elemento di esteriorità ma che ha una fortissima componente di interiorità.

Quello che offre la Calabria, albero antico e dalle radici profonde, ha però necessità, per essere pienamente apprezzato, di tempo, di lentezza, di vissuto quotidiano, di occhi collegati al cuore. L’anima, così, non avrà scampo. Saprà e potrà riconoscere i riflessi dell’Universo.

 

Un saluto da parte sua per concludere a tutti coloro che la hanno letta …

Buona Calabria a tutti!

Professor Francesco A. Cuteri Archeologo Intervista

Professor Francesco A. Cuteri

Tramonto sul Faro di Punta Stilo e mar Jonio

Tramonto sul Faro di Punta Stilo


 

Qualche mia considerazione sull’intervista all’Archeologo  Prof. Francesco Cuteri,

“Padre del Museo e del Parco archeologico di Monasterace”

Nel rileggere questa intervista del Prof. Francesco Cuteri, non vi nascondo che mi sono non poco emozionata! Voglio ringraziare Francesco per avermi fatto rivivere la sua “scoperta dei mosaici dei Draghi, dei Delfini e dell’Ippocampo”, fantastiche creature e metafore di filosofia achea, ma anche per aver dato con le sue parole, la sensazione a chi là non c’è mai stato, di conoscere Monasterace e l’antica Kaulon da sempre!

Ciò avviene perchè il Prof. Francesco Cuteri è una persona di grande schiettezza e sa farsi comprendere davvero da tutti, il chè è già una dote davvero immensa, l’altro motivo è la grande semplicità con la quale sa condivide l’amore profondo per questa regione, che come lui stesso dice:La Calabria è la terra del possibile e dell’impossibile.”

Carissimo Francesco (qui siamo soli io e te parlarci!), faccio mia questa tua frase che riesce a parlare sin nel profondo dell’anima!

Una frase di chi non solo immagina e sogna un presente e un Futuro migliore per questa Terra, ma di chi ci mette l’anima affinchè ciò si possa realizzare, attraverso le mille Arti e capacità di ciascuno!

E in tutto quello che fai, scrivi e scopri, si percepisce e si riconosce l’anima!

Come nel tuo “essere un grande Archeologo”, che riesce a comunicare le conoscenze in modo appropriato con ogni persona e con ciascun Viaggiatore, che riesce ad avvicinare e condividere in modo corretto e scientifico, le nuove e vecchie scoperte dell’immenso patrimonio culturale-storico-archeologico calabrese!

Perchè: “Non si viene in Calabria per cercare una bellezza generica, ma per cercare la Bellezza.”

Questo è il motivo più alto per venire in Calabria, una chiave di lettura per leggere e far parlare il territorio da ogni angolazione possibile ma anche per guardare alle tradizioni culturali di questa Terra!

Grazie anche per questo Francesco Cuteri!

Per chi volesse seguire il grande lavoro che  il Prof. Cuteri sta portando avanti nel campo dell’Archeologia in Calabria, può anche seguirlo suoi profili Social di Facebook, Instagram, Linkedin e sulla Fanpage Facebook “Casa Matta”!

Ovviamente il miglior modo è di leggere anche i suoi innumerevoli libri e … visitare la Calabria, magari andandolo a trovare al Museo e al parco Archeologico dell’antica Kaulon!

 

Monasterace: il paese Antico spuntidiviaggio

Panorama su Monasterace


Al termine di questo articolo, voglio esprimere un’ulteriore ringraziamento personale al prof. Francesco Cuteri  per il prezioso tempo che mi ha concesso in questa intervista, e per  l’utilizzo di alcuni suoi splendidi scatti!   

Se quello che ho scritto in questo articolo su “Il Museo e Parco archeologico di Monasterace raccontati dall’archeologo Francesco Cuteri” vi è piaciuto, non esitate a condividerlo!

Se volete ricevere ulteriori approfondimenti su quanto qui potete leggere, scrivete pure di seguito nei commenti: risponderò alle vostre domande!

Al prossimo Spunto di Viaggio by Mimì!

Lasciatevi Ispirare … e Stay Tuned per il prossimo articolo!


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1 comment

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